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La Bibbia di Gerusalemme

Tradotta in tutte le lingue del mondo cristiano, la Bibbia di Gerusalemme è universalmente la più diffusa.
Per il rigore degli studi e l’affidabilità dei ricercatori che vi hanno lavorato è la più amata dai credenti, la più consultata dagli esperti, la più frequentata dal pubblico laico.
 
Si chiama Bibbia di Gerusalemme perché è il frutto del lavoro degli studiosi dell’École Biblique, la Scuola biblica e archeologica che ha sede a Gerusalemme, poco fuori dalla Porta di Damasco, gestita con una forte impronta internazionale dai padri domenicani francesi. 

Le varie parti che la costituiscono insieme concorrono a farne un’opera unica, nel suo genere.
Le introduzioni, poste prima dei singoli libri o di gruppi di libri, chiariscono quali fatti storici, quali ambienti letterari, quali tradizioni religiose o quali personaggi hanno contribuito alla redazione del testo biblico.
I rimandi ai versetti di altri libri della Bibbia sono di supporto all’approfondimento e alla dilatazione del testo letto: vengono usati come suggeritori di un senso che potrebbe sfuggire.
Le note chiave a piè di pagina costruiscono un percorso tematico all’interno di tutta la Bibbia, favoriscono una visione sintetica e d’insieme tra tutti i libri che costituiscono l’Antico e il Nuovo Testamento, evitano che il lettore si perda nel particolare del singolo libro e lo accompagnano a capire che la Bibbia è un libro fatto da tanti libri.
Nell’edizione italiana, sono state ulteriormente ampliate per fornire elementi di aiuto alla comprensione delle scelte operate dalla nuova traduzione della CEI, che costituisce il testo biblico.
Xilografie di grande valore artistico, tratte da una Bibbia del 1600 e realizzate da disegnatori e incisori italiani, introducono l’apertura dei libri biblici e si propongono quale vero commento visivo, che si svolge in parallelo al commento letterario e teologico.

Merito dalla nuova edizione della Bibbia di Gerusalemme è la grande attenzione con cui accoglie i mutamenti intervenuti negli studi biblici lungo i cinquant’anni che separano dalla nascita dell’opera a oggi.
Le introduzioni e i commenti proposti possono infatti essere usati per individuare i filoni su cui esistono tra gli studiosi sensibilità e posizioni rinnovate. Le note critiche, ancor più che nella precedente edizione, evidenziano e cercano di risolvere i problemi storici, filologici, di trasmissione testuale, per poi affrontare i nodi culturali e teologici con grande attenzione alle odierne ricerche sul linguaggio.









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