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L’irregolarità del processo intentato a Galileo è un fatto. Nonostante l’Inquisizione si attenesse a una procedura ben codificata, sulle inesattezze formali del processo la storiografia moderna tedesca ha versato fiumi d’inchiostro. Ma lo sguardo dello storico, in queste pagine, più acutamente passa dalle inesattezze formali, dalla falsificazione di documenti e dalle lacune o omissioni del procedimento giudiziario, all’analisi delle stesse basi canoniche di cui si sarebbe avvalsa la sentenza di condanna. Non sono in gioco solo la violazione del diritto e la falsificazione di documenti, ma gli stessi argomenti teologici utilizzati nel processo. Non è mai esistito, in realtà, un decreto di condanna dell’astronomia copernicana come dottrina eretica, contraria alla Scrittura, né un decreto di censura teologica dell’eliocentrismo – per il quale Galileo di fatto fu condannato. Così, si annoda ancora di più l’intreccio di quel processo, ove – commenta l’autore – «il falsario è rimasto vittima del falso da lui stesso prodotto». A sfumare sono i contorni fra un’autorità ecclesiastica regista del processo ingannevole contro uno dei fondatori della scienza moderna, e una istituzione vittima dell’aver prestato fede per secoli a questa grande menzogna fondata su presupposti inesistenti, anche quando non le sarebbe più convenuto. Il seguito della storia è ancora da scrivere, perché nell’imponderabile oscillano conseguenze e giudizi ideologici. I documenti conducono fin qui, ma certamente la ricostruzione di questo grande equivoco, sia storico sia storiografico, spalanca nuove piste di ricerca.

 

Il processo a Galileo Galilei. Il falso e la sua prova

di Vittorio Frajese

Collana Storia

pp. 120

Euro 12,50

ISBN 9788837224363

Morcelliana Luglio 2010

 

 

 

 

 









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